IMPRUNETA LA SUA STORIA

La presenza di grandi pinete, tutt’oggi visibili appena fuori del paese, pare che abbia dato origine al nome quando un gruppo di cristiani al seguito di San Romolo, fuggì da Fiesole e dalle persecuzioni per rifugiarsi in “pinetis” o in “prunetis” . Qui edificarono un’oratorio, sui resti di un tempio dedicato al dio ApolIo, per accogliere l’immagine della Madonna che avevano portato con loro. Lo stemma dell’Impruneta è costituito da una croce che sormonta un monte, a ricordo della famiglia Buondelmonti, signori del castello di Montebuoni; in alto figurano tre pigne che richiamano l’origine del toponimo. I Buondelmonti, originari della VaI di Greve, furono una delle famiglie più importanti di questa zona ed ebbero cospicui possedimenti, torri, castelli.

La chiesa dell’Impruneta prima del bombardamento de11944. La Madonna dell’Impruneta fu portata nella chiesa di S. Felice in Piazza e da qui condotta in processione a Firenze per i vari bisogni del popolo ed in ogni circostanza luttuosa come carestie, pestilenze e altri tristi eventi. La Madonna ritornò nella sua basilica soltanto nel maggio del 1947. La chiesa restaurata dopo i danni provocati dall’ultima guerra fu nuovamente consacrata il 15 maggio 1950 dal cardinale Elia Dalla Costa.

Nel 1135 il castello fu completamente distrutto ed i Buondelmonti dovettero sottomettersi rinunciando a costruire qualsiasi tipo di dimora sul quel monte. La natale famiglia si trasferì in via delle Terme, dove ancora oggi si può ammirare l’alta e snella torre di loro proprietà. Fra i suoi più importanti esponenti il Beato Pietro dell’ordine dei Gesuiti, Andrea Arcivescovo di Firenze, oltre a numerosi politici e militari. Un episodio tragico ma importante per la storia fiorentina si verificò nel 1215, quando fu ucciso un giovane Buondelmonti, perche aveva rinnegato la propria fidanzata della casata degli Amidei per sposare una Donati. Da questo episodio ebbero origine, in seguito, le due fazioni dei Guelfi, rappresentati dai Buondelmonti e dai Donati, e dei Ghibellini rappresentati dagli Amidei e dai Filanti. La famiglia dei Buondelmonti si estinse nel 1700 con Francesco Gioacchino.
La storia dell ‘Impruneta è legata agli etruschi ed ai romani come testimoniano alcuni ritrovamenti, all’antica famiglia dei Buondelmonti ma in particolare alla venerata immagine della Madonna.
La storia narra dei tanti miracoli che nei secoli la Madonna ha fatto ai paesani, ai numerosi pellegrini che accorrevano per venerarla dai diversi paesi ed ai fiorentini, che in occasioni dei grandi e tristi avvenimenti come pestilenze e carestie, si rivolgevano fiduciosi all’immagine dell’Impruneta.

Tutti in posa per una bella foto ricordo davanti alla basilica. Di questa vetusta chiesa l’origine si perde nella notte dei tempi, e negli anni ha avuto numerosi ampliamenti fra i quali i più significativi nel 1200 e nella prima metà del 1300. Nella seconda metà del XIV secolo la chiesa è stata completamente demolita per essere ricostruita di maggiori dimensioni dal pievano Stefano Buondelmonti.

Spesso 1′immagine veniva portata in processione a Firenze con grande seguito. Intorno alla Madonna dell’Impruneta ed alla costruzione della chiesa la tradizione popolare tramanda diversi episodi, tutti legati a quella immagine primitiva, che rimase sepolta fra le rovine dell’oratorio. Secondo la leggenda, infatti, nel periodo medievale, quando i popolani per onorare la Madonna vollero costruire una chiesa sulla cima del monte di S. Maria, i lavori fatti durante il giorno venivano distrutti la notte. Decisero allora di cambiare luogo e come guidati dalla mano divina iniziarono a costruire nel luogo dove era sorto il primitivo oratorio. Durante i lavori fu udito un lamento umano in quanto il piccone di un manovale andò ad urtare l’immaglie sacra.


La chiesa dell’Irnpruneta fu arricchita da molti Pontefici, come Sisto IV, Leone XI, Clemente XI, di indulgenze e privilegi. Per molti anni i patroni della chiesa furono i Buondelmonti, potente famiglia dalla quale uscirono diversi ecclesiastici che rivestirono la carica di pievani dell’Irnpruneta fino ad arrivare anche alla soglia vescovile fiorentina.


Interno della chiesa, ripreso dall’altare maggiore, prima della sua distruzione del 27-28 luglio 1944 dovuta ai bombardamenti. L’interno è a croce latina, con soffitto in legno intagliato del ’700 e con pitture di Rosselli, Passignano, Cristoforo Allori ed altri. AI centro dell’immagine, in alto l’organo del 1532-35 e la cantoria del 1717-22, in basso due acquasantiere di marmo del 1542 e del 1637 .I due altari posti ai lati della navata sono stati fatti aggiungere da Messer Baccio Buondelmonti alla fine del XVI secolo, con tele del XVI e del XVII secolo.


Vecchia immagine dell’interno della chiesa anteriore ai bombardamenti de11944, che distrussero buona parte della Basilica e molti tesori artistici di notevole pregio. Nell’immagine si vedono ai lati del presbiterio due edicole attribuite a Michelozzo e decorate con lavori di Luca Della Robbia. L’edicola di destra è chiamata la cappella della Croce, perche contiene una reliquia della Santa Croce, e l’edicola di sinistra cappella della Madonna per la presenza dell’immagine della Madonna dell’lmpruneta. Al centro l’altare maggiore che risale al XIII secolo, distrutto nel 1944 e ricostruito successivamente in parte con pezzi originali.


Giornata di fiera in piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Buondelmonti); svetta a destra lo slanciato campanile tardo romanico eretto nei primi anni del XIII secolo ed a sinistra la torretta con l’orologio del 1700. Sul fronte della Basilica- Santuario il bel porticato del 1634 opera di Gherardo Silvani. La più antica memoria scritta della chiesa risale ad un manoscritto del 774 a cui fa riferimento il celebre Ludovico Antonio Muratori, mentre si parla anche di un’esistenza ancora più antica relativa ad un Santuario di divinità salutare del periodo etrusco arcaico (VI secolo a.C.). Nella facciata della chiesa c’è una lapide che ricorda la consacrazione del3 gennaio 1059, avvenuta per mano del cardinale Umberto Silva Candida, legato del Papa Niccolò II.


La basilica dove si venera e si onora da oltre sette secoli la miracolosa immagine di Maria Santissima dell’Impruneta, fonte perenne di grazie e benedizioni celesti. Una credenza popolare afferma che questa immagine fosse stata pitturata dalla mano di S. Luca. La chiesa conserva numerose reliquie, una testa di S. Sisto papa e mar- tire ( donata dal Granduca Ferdinando il nel 1633), una testa e le vesti di S. Teodora vergine e martire, una gamba di S. Teofilo martire, reliquie di S. Felicissima vergine e martire, di S. Aureliano martire ed altri.


La famosa fiera all’Ipruneta come Alessandro Molinari Prandelli la descrive nel volume La Toscana com ‘era: “Frattanto , nello spazio antistante al Santuario di S. Maria, dov’è un ‘effigie della Madonna che la leggenda vuole attribuita all’evangelista Luca, stavano preparando la fiera. Una manifestazione popolare tra lè più atiche del circondario, tanto colorita e animata che riuscì a coinvolgere il bulino di Jacques Callot e i pennelli di grandi come Giuseppe Maria Crespi e Jacopo Brill”.


Bella cartolina animata dell ‘ arrivo della vettura dal vicino paese di Tavarnuzze, come viene descritta da Alessandro Molari Prandelli nel suo volume La Toscana com ‘era: “Dinanzi alla Trattoria Universo giornata indimenticabile molti curiosi si fecero sulla strada per l’arrivo da Tavarnuzze della vettura, ch’avrebbe proseguito per la coincidenza col tramway. ..” .


La fiera di S. Luca detta comunemente la fiera dell’Impruneta. Le sue origini sono assai remote e si possono far risalire a quando i pellegrini salivano all’Impruneta per venerare la sacra immagine della Madonna e avevano necessità di procurarsi del cibo: sorsero così le prime bancarelle ove si vendeva ogni genere di alimenti.


La celebre fiera dell’Impruneta si tiene ogni anno in ottobre nei  giorni della settimana della festa di S. Luca, patrono dell’Impruneta, che cade il 18 ottobre.


Foto-cartolina della festa dell’uva all’Impruneta del 1932, che riporta l’annullo postale “Impruneta 12 ottobre 1933″. La festa si ripete ogni anno dal 1926, quando fu organizzata per la prima volta in Italia per volere del Ministro dell’Agricoltura Arturo Marescalchi.


Cartolina di fine ’800 delle famose fornaci dell’Impruneta. Come ricorda A. Manetti, il biografo di Brunelleschi, “Brunelleschi andava personalmente alle fornaci per sorvegliare la bontà dei materiali cui gli servivano per la costruzione della sua cupola ” .Così anche Alessandro Molinari Pradelli nella sua opera La Toscana com ‘ era parla delle fornaci dell’Impruneta: “Le cave, la terra, le fornaci, l’uomo. L’industria della terracotta, della tavella rossa per pavimenti è nata qui, ogni gradino, ogni cornice è di cotto d’un vermiglio cupo,tendente all’amaranto…”.


Cartolina, spedita il 16 ottobre 1913, che ritrae il paese dell’Impruneta in un giorno di fìera: Bancarelle, barroccini, tante persone in giro per la piazza ed una caratteristica fila di diligenze.


Mercato del bestiame in piazza della Barazzina ( attigua a piazza Buondehnonti ) con persone, barrocci, calessi, cavalli, muli, asini e vitelli. In queste occasioni era interessante assistere alle contrattazioni del bestiame: il sensale afferrava la mano dei due contraenti, facendole stringere molto forte, e poi tenendole sempre ben strette le scuoteva dall’alto in basso per tre volte, e così era concluso il contratto come se fosse stato regolarmente fatto davanti ad lm notaio.


 

 


 

 


Immagine caratteristica di una vecchia via dell’Impruneta. L’immagine risale ai primi anni del ’900. Come si pùò notare allora le strade nei paesi di campagna erano sterrate. Sulla destra una palina della luce, oggi in disuso.


Una vecchia via dell’Impruneta nei primi anni del ’900. Bambini che giocano, persone indaffarate nel lavoro, questa era la vita di allora. Nessun mezzo turbava la vita nei piccoli paesi di periferia.


Cartolina fine ’800. La via del “Monte delle Sante Marie” conduce all’omollimo monte posto ad oriente dell’Impruneta da dove si domina un bellissimo panorama. In questo luogo si trovano il Cimitero della Misericordia e un Oratorio di remota origine. L’oratorio venne edificato nel luogo dove secondo la tradizione popolare venne trovata l’immagine miracolosa della Madonna.


Una bella inunagine del 1910: tutti in posa, grandi e piccoli, per una foto ricordo. La via del Pallò prende il nome da uno dei quattro rioni “il Pallò”; nome molto curioso che forse deriva da un vecchio pallaio ivi esistente. In questo rione esistevano molte trecciaiole che lavoravano la paglia.